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in collaborazione con:
Salone del Gusto - Terra Madre

Micro birrifici (di qualità) crescono
Anche se i dati non sempre parlano chiaro (consumi in aumento, birrifici in più, ettolitri in meno), su un punto sono tutti d’accordo: cresce in Italia il consumo di birra artigianale con una tendenza che da almeno un paio d’anni par essere fenomeno. Forse si tratta di una fibrillazione immotivata (l’incremento è di un punto
percentuale: dall’1% al 2%. «Poco» hanno detto alcuni, «Vero, ma è anche il doppio» rispondono gli altri), rimane il fatto che il fenomeno non passa inosservato.
Eppure, si sa, i numeri non sempre riescono a restituirci la realtà e si rischia di perdere di vista quei dettagli che spesso fanno la storia. E allora, come capire se il boom dei microbirrifici nel nostro Paese è una moda di passaggio, come sostengono molti, o se è orientato a creare un’identità nel brewing italiano artigianale? Forse potrebbe aiutarci una riflessione sulle tipologie che caratterizzano la birra artigianale italiana, o un’analisi sul livello di cultura brassicola raggiunto dai consumatori del Bel Paese. Secondo qualcuno, la mutazione è già avvenuta: «Non avrei mai creduto di assistere a un’evoluzione tanto rapida e di qualità in grado di stupire noi prima ancora degli osservatori stranieri, una crescita impressionante del numero dei produttori ma soprattutto di originalità, creatività e fantasia dei nostri artigiani che oltre a meritarci una solida reputazione all’estero, ha portato alla nascita di un vero e proprio made in Italy» ci dice Lorenzo “Kuaska” Dabove, tra le firme della Guida alle Birre d’Italia 2013 (Slow Food Editore) e profondo conoscitore delle birre artigianali e di movimenti nostrani.
Anticipare le tendenze
Ottima sintesi di questo “fermento”, a base di produttori, consumatori, esperti e ovviamente di birre, sarà il Salone del Gusto e Terra Madre. L’evento biennale, soprattutto nelle edizioni più recenti è riuscito a mettere in luce, e spesso ad anticipare, temi, prospettive e tendenze, a promuovere il lavoro dei pionieri e, senza presunzione, anche fare cultura su uno dei pochi indirizzi gastronomici nel quale il nostro Paese, fino a qualche anno fa, poteva solo fare da spettatore. Reduce dalla pubblicazione della Guida alle Birre d’Italia 2013, Luca Giaccone, ce ne spiega i motivi: «La calendarizzazione biennale, la cura nella scelta e nella progettazione dei Laboratori, l’altissimo livello degli addetti ai lavori presenti, han fatto si che l’appuntamento torinese fosse una tappa fondamentale per il movimento. Mi ricordo il Laboratorio dedicato alle Gueuze nel lontano 2002: metà delle persone se ne sono andate dopo la prima birra. Oggi le Gueuze, anche tra il pubblico di casa nostra, sono una solida realtà, ma dieci anni fa quel Laboratorio è stato pura avanguardia. A ottobre testeremo l’evoluzione dieci anni dopo con il Laboratorio del Gusto Gueuze: birra simbolo di una città e di un territorio. Siamo sicuri che questa volta tutti rimarranno al loro posto fino alla fine dell’appuntamento».
Laboratori in fermento
Spunti interessanti arrivano anche da altri Laboratori: in La nouvelle vague delle Birre olandesi si incontrano due birrifici artigianali olandesi, Emelisse e De Molen, attenti al sociale e al territorio, mentre in Il nuovo fermento del Centro- Sud Italia Kuaska guida gli appassionati tra le realtà del meridione dove la qualità e l’attenzione al prodotto sono in rapida ascesa. Da segnalare il salto di qualità degli appuntamenti dedicati alla birra. Non solo Laboratori ma Incontri con l’Autore e Teatri del Gusto, segno che aumentano i protagonisti e l’interesse del pubblico. Adeguato quindi affrontare il tema birra dalle fondamenta: Come nasce una birra? è un Incontro con l’Autore per conoscere, insieme a Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo di Borgorose (Ri), stili, tecniche, ingredienti, da cui si parte per ottenere il prodotto finito.
Stili italiani
Ma è l’intero evento un grande “laboratorio”: il Salone del Gusto e Terra Madre mette a disposizione tutto lo spazio del Mercato (italiano e internazionale) per comprendere come si traducono concretamente gli orientamenti degli appassionati, il lavoro di sperimentazione dei mastri birrai e l’interazione tra produttore e consumatore. L’elenco di produttori è ampio: più di 40 birrifici artigianali, di cui 20 partecipanti per la prima volta e molti stranieri, tra cui le birre artigianali dei produttori argentini della valle del Coniara che presentano una linea di ale e stout, alcune delle quali aromatizzate con frutti autoctoni, erbe locali e cereali andini. Eugenio Signoroni, capofila dello staff che ha curato Guida alle Birre d’Italia 2013, suggerisce un’altra chiave di lettura da adottare girando tra gli stand: «Lavorando alla precedente edizione della Guida, era chiaro che i birrai italiani avevano raggiunto altissimi standard qualitativi. Un interrogativo però sulle caratteristiche delle birre di casa nostra restava in sospeso: se e quando avremmo potuto iniziare a parlare di veri e propri stili “nazionali”. Vi assicuro che, girando tra i birrifici presenti al Salone, sarà impossibile non condividere il fatto che abbiamo ormai ottenuto il brevetto di alcune tipologie di birre. Mi riferisco alle birre alle castagne, ad esempio, o a quelle prodotte utilizzando ingredienti del territorio, ma non sono le uniche specificatamente nostrane».
Per gli amanti della materia, così come per i semplici curiosi, sono rare le occasioni per parlare con birrai provenienti da tutte le regioni italiane, rapportarsi con loro, condividere esperienze, assaggiare prodotti molto diversi oppure, possibilità che solo il Salone offre con la sua cadenza regolare, riscontrare l’evoluzione di un’azienda negli anni attraverso le sue scelte e la sua filosofia. Sono soprattutto questi gli elementi che rendono la panoramica di questo evento un valido strumento per riassumere le declinazioni con cui si manifesta l’interesse per la birra artigianale.
Alessandro Cesca
a.cesca@slowfood.it






