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Borgogna a quattro mani

Grande degustazione di uno dei più rinomati produttori di Borgogna, il Domaine Ponsot di Morey-St-Denis, uno dei pochi a poter vantare 12 vini grand cru. Con la guida di RoseMarie, sorella di Laurent Ponsot, che dal 1997 gestisce l’azienda di famiglia, assaggerete sei millesimati 2006 di tre fra i migliori villages della Côte de Nuits: Chambolle-Musigny, Morey-St-Denis e Gevrey-Chambertin. A fianco del grande classico Clos de la Roche, di cui il domaine possiede il nucleo storico, non mancheranno il Chapelle e il Griotte Chambertin e il bianco Morey- St-Denis 1er cru Clos des Mont Luisants, da vigne centenarie.  Potrete incontrare RoseMarie durante il Laboratorio del Gusto I terroir di Chambolle, Morey e Gevrey secondo il Domaine Ponsot, domenica 28 ottobre ore 12

In questa intervista Rose Marie ci racconta l'incanto della sua terra:

-       Come potrebbe riassumere la storia della casa vinicola Ponsot?
Possiamo dire che la storia della casa inizia con lo zio di mio nonno, William Ponsot nel 1872. In realtà William era un notabile, non un viticoltore! Dopo di lui la casa è stata ereditata da mio nonno Hyppolite, uno studioso di diritto che aveva poi seguito la carriera diplomatica in giro per il mondo. Solo dopo aver ereditato il domaine ha deciso di mollare tutto e dedicarsi al vino. Siccome non era cresciuto tra i grappoli, l’aiuto degli altri viticoltori della zona si è rivelato prezioso per cominciare l’attività. E sincerante, dobbiamo a lui due grandi innovazioni nella gestione della produzione vinicola: grazie ai suoi studi di diritto, ha promosso e partecipato alla classificazione della cosiddetta “appellation contrôlée” in Borgogna. Mentre i suoi soggiorni all’estero l’hanno aiutato a comprendere l’importanza dell’esportazione, attività che lui inizia già nel 1936, rivelandosi così un vero precursore. Mio padre, Jean-Marie, ha poi ripreso l’attività, con un’attenzione speciale per le vigne. In particolare i suoi studi si sono rivolti alla selezione clonale, allo scopo di lavorare sempre con le migliori viti, senza però intervenire con la chimica. Mio fratello Laurent ha cominciato a lavorare con lui già all’inizio degli anni ’80 e poi noi due abbiamo ripreso la gestione della casa nel 1997 con l’aiuto delle altre due sorelle. Laurent ha ampliato la gamma dei nostri grandi vini, sviluppando l’esportazione e permettendoci di migliorare le attività commerciali.

-       In cosa consiste la filosofia Ponsot?
Possiamo definirla un’alleanza tra tradizione e innovazione. In azienda utilizziamo gli strumenti e le tecniche più innovative, ma allo stesso tempo cerchiamo di intervenire il meno possibile a livello di viticoltura e vinificazione. Possiamo dire che in realtà noi non “fabbrichiamo il vino”, ma lo accompagniamo nel processo di trasformazione, cercando di ottenere il miglior prodotto possibile con ciò che la natura ci offre ogni anno. Siamo qui per assisterlo, non per dirigerlo. Produciamo dei vini autentici, senza per forza voler produrre un vino biologico.

-       Qual è il vostro rapporto con i clienti? Negli ultimi anni avete notato un’attenzione particolare ai vini e ai metodi di produzione?
Sicuramente i clienti sono molto più attenti e meglio informati rispetto a qualche anno fa, sia in Francia sia all’estero. Fanno domande, sono precisi, possiamo dire che la cultura del mondo del vino si sta diffondendo velocemente. Devo riconoscere che a volte i nostri vini non sono così semplici da capire. È un po’ come quando ci si trova davanti un quadro di arte moderna: ci si deve soffermare con attenzione per comprenderli, il loro significato non è immediato. Ecco, per le nostre bottiglie è la stessa cosa: se si bevono immediatamente, si rischia di non coglierne appieno le sfumature. È molto meglio accompagnarle da un buon piatto, dal bicchiere giusto e da una buona compagnia. Così danno forti emozioni. Vede, noi non produciamo vini di tendenza, ma vini che vanno al di là delle mode, rispettando le irregolarità della natura.

-       Come si immagina il futuro del vino in Francia?
C’è un ritorno verso i valori autentici, credo l’era dei vini commerciali si stia esaurendo. È ovvio, i viticoltori devono adeguarsi alle esigenze dei clienti: è sempre più raro trovare gente disposta a comprare bottiglie molto care da tenere in cantina per decine di anni. I nuovi clienti preferiscono assaporare i loro vini in tempi relativamente brevi, e sta a noi viticoltori adattarci alle loro richieste, sempre offrendo loro prodotti di alta qualità.

 

Alessia Pautasso

a.pautasso@slowfood.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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