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Verso un futuro migliore

Riflettere sul benessere animale – cosa mangiano, dove vivono, quanto spazio hanno a disposizione e in che condizioni generali si trovano gli animali di cui ci nutriamo e di cui consumiamo i prodotti – è ormai inevitabile. A maggior ragione per chi, come Slow Food, del cibo voglia considerare la qualità nel senso più ampio ed esauriente possibile: dalle caratteristiche organolettiche, alla sostenibilità ambientale e sociale, arrivando al valore culturale.


In vista del prossimo Salone del Gusto e Terra Madre di ottobre, dunque, l’associazione ha iniziato un percorso di avvicinamento al tema, per dotarsi degli strumenti necessari per affrontare la questione in maniera ragionata e con la dovuta serietà e competenza.


Misurare il benessere animale

Il primo passo di questo percorso è stato l’incontro organizzato da Slow Food a Bra (Cn) venerdì 1 giugno con chi, dalla Commissione europea, alla Fao, a Compassion in World Farming, ha introdotto la questione, e che nell’occasione si è trovato a discuterne con ricercatori universitari, veterinari, ma anche produttori e allevatori, parlando di come si può misurare il benessere animale, delle sue premesse e conseguenze, e dei risvolti pratici ed economici della sua introduzione nell’universo di considerazioni da fare sul cibo.mucca

Ne è venuto fuori che i passi da fare in questa direzione sono ancora molti, ma che la sensibilità sul tema sta finalmente cambiando. Che c’è un filo che lega i quattro protagonisti di questa storia, che non sono solo gli animali, ma chi li alleva, chi li consuma, e anche il pianeta che tutti quanti, animali, allevatori e consumatori, abitiamo. Andrea Gavinelli, della Dg Salute e Consumatori della Commissione europea, ha sottolineato come, secondo uno studio Eurobarometro, «il 70% dei consumatori esprima frustrazione per il fatto di non sapere niente delle condizioni in cui sono allevati gli animali».


Le informazioni necessarie

Lo snodo cruciale della questione sono infatti le etichette. Senza un’informazione adeguata è difficile per i consumatori fare scelte responsabili, ed è difficile anche per gli allevatori essere premiati per l’introduzione di metodi di allevamento più rispettosi. I primi passi in questo senso sono stati mossi sulle uova, con l’introduzione del codice europeo che permette al consumatore di capire da che tipo di allevamento provengono.

È necessaria più informazione e più trasparenza, in un circolo virtuoso che dall’allevatore va al consumatore e da questi torna indietro, in cui i vantaggi non sono solo per gli animali, che vivranno in condizioni migliori, ma per gli allevatori, che potranno produrre di più e meglio, e ovviamente per i consumatori che potranno avere prodotti di qualità migliore e dall’impronta ecologica decisamente più bassa.

La strada è tuttavia in salita, ancora troppo spesso si accampano scuse per non intervenire, ed è necessario uno sforzo di tutti perché ci si muova nella giusta direzione, perché ci sia attenzione al tema, scambio di informazioni e di buone pratiche: a volte bastano piccoli gesti e investimenti bassissimi per produrre i primi risultati significativi.

 

Jacopo Borazzo

j.borazzo@slowfood.it

 

Di benessere animale si parlerà al Salone del Gusto e Terra madre durante conferenza Il benessere animale una tutela anche per produttori e consumatori lunedì 29 ottobre alle tre. Un modo per riflettere insieme, fare il punto e individuare oltre agli aspetti etici, anche gli altri vantaggi. Pratiche di allevamento con una forte attenzione al benessere degli animali garantiscono infatti maggiore produttività, prodotti qualitativamente migliori e sicuri e valore aggiunto per gli allevatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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