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Salviamo il paesaggio: vigneti e vini a rischio

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Difendere il paesaggio viticolo significa compiere un gesto concreto di sensibilità ambientale, per la viticoltura e la cultura rurale di un territorio. Il Laboratorio del Gusto Salviamo il paesaggio: vigneti e vini a rishiopropone un momento di riflessione e una degustazione unica nel suo genere insieme ad alcuni produttori “a rischio”: le vigne di Nusserhof minacciate dalla stazione di Bolzano, Corte Sant’Alda che racconta di Valpolicella e del cementificio di Fumane, la Cantina Bonsegna, che parla di Salento e pannelli solari, Cantine del Taburno, con la sua storia di vini irpini e speculazione edilizia.
Di seguito proponiamo il contributo di Luca Martinelli Lo schiaffo del cemento tratto daSlowfood 53
Luca Martinelli sarà ospite di Anteprima Salone del Gusto Terra Madre 2012 per presentare il suo libro Salviamo il paesaggio sabato 16 giugno a Torino alle 11 nell'ambito del Glocal Sound Festival 2012@Molo18

«Marezzane non si tocca!». La collina tra i vigneti della Valpolicella, nel territorio del comune di Marano (Verona), non verrà sbancata per far posto a una cava. Quasi sette milioni di metri cubi di marna resteranno “sulla terra”, e dovrà farsene una ragione anche l’industria Cementi Rossi, che aveva presentato richiesta di autorizzazione e un progetto che in 24 anni avrebbe abbassato di 70 metri la sommità collinare.

A bloccare il progetto della nuova cava, funzionale alle attività del cementificio che la ditta possiede nel comune di Fumane, a pochi chilometri da Marano, è stato il parere negativo (e vincolante) della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

Un giorno storico

Un fax di sette pagine trasmesso alla Regione Veneto a inizio dicembre, e salutato dai comitati e dalle associazioni locali con un comunicato stampa che definisce questo «un giorno storico per la Valpolicella». Fumane Futura e Valpolicella 2000, le più attive sul territorio, hanno dato appuntamento a tutti i cittadini presso l’agriturismo Costa degli ulivi, per festeggiare insieme «un grande risultato che arriva dopo 13 anni di manifestazioni e ricorsi, un risultato con il quale la Valpolicella e i suoi abitanti ed estimatori possono scrivere da oggi una nuova storia». La scelta della Costa degli ulivi, a Fumane, non è un caso: Giorgio Sboarina, il titolare dell’azienda agricola che produce vino Doc (Valpolicella, Ripasso e Amarone) e olio, fa parte del gruppo di una ventina di viticoltori che stanno avviando nei vigneti una sperimentazione per un’agricoltura e una viticoltura più sostenibili, utilizzando – ad esempio – rimedi naturali contro la tignola. Per questo è tra coloro che si oppongono al progetto di ammodernamento del cementificio di Fumane, elaborato da Cementi Rossi, che prevede la costruzione di una ciminiera alta 103 metri, con la capacità di emettere nell’aria 360 000 metri cubi di fumi all’ora. L’azienda utilizzerebbe fino a 122 000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali, di cui 80 000 tonnellate di ceneri pesanti, l’11% di tutte quelle prodotte in un anno in Italia, e 12 000 di scarti di laminazione.

Anche questo progetto, però, è in stallo: il Tar del Veneto, nel marzo scorso, ha bocciato l’intervento di revamping, e il prossimo 17 gennaio il Consiglio di Stato è chiamato a giudicare in merito al ricorso dell’azienda, avverso al giudizio del Tribunale amministrativo regionale. «Il ricorso riguardava l’utilizzo dei rifiuti e il parere positivo della Provincia di Verona sul progetto per “l’ammodernamento” dello stabilimento. Era stato presentato da Fumane Futura, Valpolicella 2000 e Legambiente» spiega entusiasta Mimmo Conchi, presidente di Fumane Futura. «Il Tar ha accolto tutte le nostre riserve. Di più: ha assunto la filosofia che sta alla base del ricorso, ovvero considerare un tutt’uno l’insieme del progetto – ammodernamento dell’impianto e utilizzo dei rifiuti – e come verificarlo». 

 

Avvertimenti e intimidazioni

In ogni caso, la “forzatura” di Cementi Rossi obbliga la Valpolicella a una scelta tra due economie. Da una parte c’è l’abisso industriale, dall’altra la produzione agricola di qualità per cui la zona è oggi famosa nel mondo. Molti tra i produttori di vino hanno scelto da che parte stare. Le loro imprese rappresentano la vera ricchezza di questa terra (il fatturato di una sola azienda, l’agricola Masi di Marano, il cui presidente Sandro Boscaini è uno degli uomini forti di Confindustria a Verona, è di quasi 60 milioni di euro). «Sono 6000 gli addetti nella viticoltura e nell’ecoturismo» racconta Mimmo Conchi. «E negli ultimi due anni a Fumane hanno aperto una decina di bed&breakfast».

Tra i viticoltori c’è Franco Scamperle. È il cognato di Mimmo Conchi, e la sua azienda agricola Le Salette produce ottimi vini: nel 2011 l’Amarone Pergole Vece 2006 si è visto assegnare il Super Tre Stelle della Guida Veronelli. Sulla guida Slow Wine 2012 (Slow Food editore, 2011) Scamperle è descritto come «un vignaiolo dal passo sicuro», la cui famiglia «vanta una lunga attività vitivinicola, che risale addirittura alla fine dell’Ottocento». Il segreto della qualità dei suoi prodotti dipende «dall’invidiabile patrimonio di vigne, suddiviso in aree diverse per suolo, esposizione e clima». Alcune, però, ricadono nel cono d’ombra del cementificio. Forse è per questo che Scamperle, iscritto al Consorzio di tutela vino Valpolicella, ha scelto di impegnarsi nel comitato. E ne ha pagate le conseguenze: all’inizio di aprile del 2011 ha subìto un’intimidazione; alcuni tralci delle sue viti sono state tagliati. «In Valpolicella queste cose non devono succedere» racconta. «Hanno tagliato una dozzina di vigne, basse al tronco. Vigne che hanno più di 10 anni. In questo modo, perdo tre anni di produzione. Ho fatto una denuncia ai carabinieri. Ho spiegato loro che la mia famiglia ha quest’azienda da 150 anni, e questo non mi era mai accaduto. Da un paio d’anni, adesso, due volte mi hanno tagliato le vigne, una volta le rose. Succede che il Tar ha bloccato il progetto Cementi Rossi, e quest’avvertimento è arrivato 20 giorni dopo. Quello tagliato è un vigneto tutto recintato. Chi ha agito ha dovuto entrare in una proprietà privata e prendere la trancia. Il vigneto è fuori paese, un po’ fuori mano. È così che vengo ripagato per avere fatto di tutto per salvaguardare il territorio». Il danno? «Ho perso 12 viti, una ventina se conto le altre tagliate nel corso degli ultimi anni. Se quantificassi la resa di ogni vite, per 3-4 anni, il tempo necessario per tornare in produzione, sono circa 10 000 euro».

Avvertimenti e intimidazioni, in Valpolicella, non si sono fermati. Domenica 9 ottobre era in programma la manifestazione "Marezzane in gioco". I volontari di Valpolicella 2000 e Fumane Futura, organizzatori della manifestazione, arrivando a Malga Biancari hanno trovato manomesso il contatore dell’acqua. Qualche giorno prima, invece, qualcuno aveva spezzato (volontariamente) una chiave all’interno della serratura nella porta della malga, per impedire l’accesso.

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Protagonisti e comprimari

Succede perché i cittadini, in questa storia, hanno scelto di essere protagonisti. Fumane Futura e Valpolicella 2000 hanno fatto arrivare fin quassù persino Ettore Mo, storico inviato del Corriere della Sera, e le telecamere di Report. Un ruolo da comprimari, invece, lo hanno giocano gli enti locali: i Comuni di Fumane e Marano di Valpolicella hanno sempre fatto propria ogni richiesta dell’azienda. Le due amministrazioni, ad esempio, quando guardano la collina di Marezzane, non vedono la ricchezza paesaggistica, ma solo la possibilità di incassare un contributo di 50 centesimi di euro per ogni metro cubo di materiale scavato, 140 000 euro all’anno secondo i calcoli di Fumane Futura.

Paiono non rendersi conto che le ciminiere del cementificio sono uno schiaffo in mezzo alle vigne. Il turista che arriva in Valpolicella e parcheggia davanti al municipio di Fumane, e si aspetta di trovare un cartellone che promuove le eccellenze del territorio, vino e ciliegie, trova invece un tabellone elettronico che misura le emissioni di Pm10 (polveri sottili), SO2 (biossido di zolfo), NO2 (biossido di azoto). «Per il numero di abitanti, e la naturalità del contesto, nei rapporti dell’Arpav i valori della centralina di Fumane dovrebbero essere assimilabili a quelli di Bosco Chiesanuova, in Lessinia. Ma sono peggiori di quelli di Verona. E ci sono solo due industrie su tutto il territorio comunale» racconta Mimmo Conchi, presidente di Fumane Futura.

L’“aggeggio” sul muro del municipio stona con il paesaggio che si attraversa dopo aver lasciato la Ss12 del Brennero. Un territorio che – come ha avuto modo di ricordare la Soprintendenza nel parere con cui ha negato il proprio nulla osta, citando la Convenzione europea del paesaggio e l’articolo 9 della Costituzione – «dal punto di vista paesaggistico, è di altissimo pregio, connotato nella parte meridionale da colline suggestivamente disegnate dai vigneti, e dai caratteristici muretti a secco in pietra, le cosiddette marogne…».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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