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Impariamo a non mangiarci il mondo!

Il rapporto tra cibo e clima, questo uno dei temi sotto i riflettori al prossimo Salone del Gusto e Terra Madre, a Torino dal 25 al 29 ottobre. Tema più che mai attuale, ora che la conferenza di Rio+20 sullo sviluppo sostenibile organizzata dalle Nazioni Unite si è da poco conclusa.

 

Pensa globalmente e agisci localmente

In realtà l'incontro brasiliano ha deluso ogni aspettativa tanto da essere definito «un fallimento epocale». Così, mentre il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha parlato di soluzioni e proposte che «rappresentano un significativo progresso e un grande successo per la comunità internazionale» gli osservatori hanno sottolineato come il testo approvato contenga davvero pochi elementi concreti. È vero che si parla di green economy, ma in definitiva per affermare che ognuno è libero di muoversi come meglio crede. Senza ombra di dubbio è giunto il tempo di adottare quel motto a lungo urlato da Slow Food e dalle organizzazioni ambientaliste: pensa globalmente e agisci localmente, difendendo l’albero per proteggere le foreste, l’individuo per la specie e il pesce per il mare. Solo così faremo un passo avanti. E i messaggi più concreti sono arrivati sì da Rio, ma non dalla conferenza ufficiale, come ci ha raccontato Carlo Petrini: «Per fortuna sulla spiaggia di Flamengo in una cornice più viva, meno blindata, si svolgeva il People’s Summit, l’appuntamento dei popoli di questo Paese-continente, con migliaia di comunità agricole, di associazioni, organizzazioni impegnate in attività educative e sociali nelle città e nelle favelas. Gente umile, proveniente da tutto il Paese che lotta per il diritto alla terra, contro la deforestazione, che pratica il compostaggio per ridurre l’uso di sostanze chimiche sui terreni agricoli: una moltitudine di soggetti ben radicati nella società civile».

Un’occasione mancata insomma, che ha prodotto un elenco di politiche vaghe, distanti dalla vita di tutti giorni riunite sotto l’altrettanto vago concetto di green economy. Mentre la vera economia verde è prodotta da «chi re-impara il savoir faire del cibo e lo mette a disposizione della comunità con attività educative e di recupero, rivalutando prodotti tradizionali. Non si fa green economy solo con il solare o l’eolico, ma con una vera rivoluzione che ci permette di lottare attivamente contro i cambiamenti climatici, ricostruendo l’intero sistema proprio partendo dal cibo. Anche con i piccoli gesti quotidiani, modificando la dieta o la nostra spesa, possiamo influire su un nuovo modo di fare economia, che la chiamiamo new o green» ci ricorda Petrini.

 

Everyday green

Ed è proprio sui comportamenti quotidiani che Slow Food vuole mettere l’accento. Nella recente pubblicazione Fulmini e polpette, si propongono semplici buone pratiche per adottare una dieta amica del clima e partecipare alla salvaguardia del pianeta. Non dobbiamo dimenticare che ogni anno ciascuno di noi in Europa spreca 179 chili di cibo, che un pasto medio percorre 1900 chilometri per arrivare sulle tavole occidentali e che servono 15 500 litri d’acqua per produrre un chilo di carne bovina. Il consumo di carne, in aumento in tutto il mondo, è alla base della crescente domanda di cereali necessari come foraggio, che causa quindi un utilizzo sempre maggiore di terreni una volta destinati ad altre coltivazioni. Come ricorda L’Atlante dei futuri del mondo, edito da Slow Food Editore, se rivolgiamo lo sguardo al consumo di acqua nel mondo, i dati sono allarmanti: si calcola che dal 1900 al 2025 i prelievi d’acqua saranno aumentati di nove volte.

 

+ 2700%...

Se all’agricoltura va imputata la parte maggiore del consumo d’acqua, non è da sottovalutare l’uso domestico, che nello stesso periodo registra un incremento del 2700%. E ovviamente il futuro dell’acqua non dipende tanto dal numero degli uomini sul pianeta, ma dalle loro pratiche. Mai prima nella storia l’acqua è stato un bene così raro e la sua domanda così forte: non è difficile pensare, quindi, che proprio il controllo delle risorse idriche sarà alla base dei prossimi conflitti mondiali.

 

Tocca a te

Cosa possiamo fare noi concretamente, nel nostro quotidiano? È molto più semplice a farsi che a dirsi: quando possibile, acquistiamo al mercato dei contadini, privilegiando prodotti derivanti da pratiche di agricoltura sostenibile e frutta e verdura di stagione. Dedichiamo il giusto tempo agli acquisti, riscoprendo la nostra cultura e le tradizioni alimentari. Quando disponibili, compriamo prodotti sfusi: meno imballaggi vuol dire meno rifiuti. E soprattutto: impariamo a ridare il giusto valore al cibo. Solo così riusciremo a limitare gli impatti sul clima e il nostro pianeta ce ne sarà grato.

 

La data da segnare nel calendario dello sviluppo sostenibile ora è il 2015, anno in cui si dovrebbero decidere gli obiettivi globali e in cui si dovrebbe svolgere la conferenza in cui siglare un accordo legalmente vincolante per combattere contro il riscaldamento climatico.

 

Per discutere e approfondire questi temi ti aspettiamo al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino. In particolare potrai scoprirne di più partecipando alle conferenze:

Il clima a tavola, venerdì 26 ottobre, ore 12

I futuri possibili, lunedì 29 ottobre, ore 15

 

Scarica qui Fulmini e polpette

L’Atlante dei futuri del mondo è disponibile qui 

 

Alessia Pautasso

A.Pautasso@slowfood.it

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