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in collaborazione con:
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Gestione dei rifiuti e bioplastiche: la ricerca italiana a Londra 2012
Fiori all’occhiello della ricerca italiana nel campo delle bioplastiche, tre delle aziende che collaborano con il progetto Eventi a ridotto impatto ambientale per il Salone del Gusto e Terra Madre, saranno ai XXX Giochi Olimpici di Londra 2012 con i loro prodotti: il Mater-Bi® di Novamont, che Ecozema e Seda utilizzano per la produzione di articoli monouso biodegradabili e compostabili. Alberto Castellanza, responsabile del settore catering per Novamont, ci racconta come sono arrivati a Londra e quali sono le sfide per il futuro.
Qual è stato il percorso che vi ha portati a Londra?
Abbiamo cominciato a lavorare al progetto già nel 2000 per le Olimpiadi di Sydney, con alcune iniziative per ridurre il consumo di prodotti in plastica; abbiamo fatto ulteriori progressi con le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006. Per Londra 2012 abbiamo fatto le nostre proposte direttamente al Comitato Olimpico.
In questo campo, il Salone negli anni ha acquisito una grande notorietà a livello internazionale, come un’importante case history per la sperimentazione di azioni di riduzione dell’impatto dei rifiuti e di gestione di un evento complesso che in pochissimi giorni concentra grandissimi numeri.
Londra in questo senso partiva con una marcia in più: fin dalla fase di aggiudicamento dei Giochi, la capitale britannica si è distinta per l’impronta sostenibile che voleva imprimere all’evento e per l’eredità positiva che si impegnava a lasciare alle generazioni future.
Quali ricadute vi aspettate dalle Olimpiadi?
Speriamo di sensibilizzare le autorità britanniche e il pubblico delle Olimpiadi all’utilizzo di materiali alternativi alla plastica che favoriscano una migliore gestione dei rifiuti. L’obiettivo finale è dimostrare che alcune soluzioni possono essere valide ed esportate da eventi straordinari come le Olimpiadi a sistemi di gestione della raccolta dell’organico nelle cittadine inglesi.
Quali sono le principali difficoltà che incontrate nella sensibilizzazione all’uso di questi materiali?
Il problema principale legato all’uso di materiali compostabili sta nell’ottenere rifiuti che siano il più possibile puri. Da questo dipende la qualità del compost e quindi il risultato di tutta la filiera. Come è già stato sperimentato al Salone del Gusto e Terra Madre in questi anni di collaborazione, è importante una buona comunicazione in tutti gli spazi destinati al consumo di cibo e bevande e un’oculata dislocazione dei punti ristoro che permetta di concentrare le bioplastiche ed eviti contaminazioni tra i vari rifiuti. Altri problemi sono legati invece alla gestione delle strutture di supporto al waste management, come la raccolta e il compostaggio.
Il vostro esempio sembra quasi un paradosso nel panorama italiano in cui si investe poco nella ricerca e si hanno grandi problemi con i rifiuti e la raccolta differenziata…
Si è vero, noi rappresentiamo l’esempio opposto e positivo, ma non l’unico nel panorama italiano in cui ci sono tante aziende, come Novamont, Ecozema e Seda, che si uniscono per raggiungere un comune obiettivo, nel nostro caso diffondere materie plastiche compostabili. Forse questo paradosso nasce proprio dall’esigenza di superare i nostri limiti come Paese: sono stati fatti molti e importanti passi avanti ed in molte regioni in Italia ci sono strutture di compostaggio di primissimo ordine che possono essere da esempio per altre realtà, anche straniere.
a cura di Elisa Virgillito
e.virgillito@slowfood.it






